IV rassegna cinema 2012

Come negli anni scorsi ci prepariamo per consentire a cittadini e turisti alcune serate all’aperto, nell’accogliente Auditorium di Santa Vittoria, con la proiezione di una serie di pellicole … rilassanti e, speriamo, divertenti.

Con i tempi che corrono riteniamo di averne tutti necessità !

Questo il programma per il mese di luglio, organizzato in collaborazione con gli amici della Nuova Accademia degli Arrischianti:

Calendar girls – 3 luglio – 21,15

The Women’s Institute è una istituzione femminile che difende la tradizione e le buone maniere e parteggia per le marmellate fatte in casa, il ricamo, il lavoro a maglia e la buona creanza.
Ogni anno l’istituto realizza un calendario che si compone per lo più di paesaggi e vasi di fiori. Il calendario ha lo scopo di raccogliere fondi da destinare ad una giusta causa. Questa volta, però, le pie donne si sono impegnate in una difficile crociata: raccogliere soldi per salvare l’ospedale locale. Fiori secchi e paesaggi non bastano a realizzare la somma necessaria. La soluzione; posare nude… Calendar Girls è un buon esempio dello stato attuale del cinema inglese. Un cinema sempre ben scritto, magnificamente recitato, che cerca agganci con la realtà quotidiana (la pellicola è del resto basata su una storia vera). Ma un po’ troppo edulcorato, ammiccante, in definitiva programmaticamente medio. Ci si diverte (specie nella prima parte), si apprezzano le intrepide attrici, qua e là capita anche di pensare: ma sempre senza esagerare, quasi temendo di chiedere troppo allo spettatore. Per chi gradisce l’intrattenimento, va beissimo: lo spettatore con maggiori ambizioni, però, potrebbe rimanere un po’ deluso.

Lezioni di felicità –  10 luglio – 21,15

Odette Toulemonde è una deliziosa e solare quarantenne, un po’ Cenerentola e un po’ Mary Poppins. Vedova con due figli a carico, lavora come commessa nel reparto maquillage di un grande magazzino e, nel poco tempo libero che riesce a ritagliarsi, ama perdersi nelle pagine dei romanzi del suo scrittore preferito, l’uomo dei suoi sogni, l’artefice del suo smisurato ottimismo. Grazie a lui Odette riesce a dimenticare ogni problema, a fuggire in un’altra dimensione, a sentirsi la protagonista di una favola romantica d’altri tempi. A volte riesce ad essere talmente felice da spiccare il volo e arrivare in alto, su nel cielo, volteggiando leggiadra e impalpabile nell’aria come le piume colorate che di sera applica sui costumi delle ballerine delle riviste. Odette non avrebbe molto di cui essere allegra, ma nonostante tutto lo è, al contrario del fascinoso scrittore parigino Balthazar Balsan, ricco e famoso ma, come ogni artista, spesso triste e insicuro. Sulla carta i due non hanno niente in comune, ma nella vita, come nelle favole, tutto può succedere…
Quante volte abbiamo sognato di incontrare di persona il nostro scrittore preferito e di esprimergli tutta la nostra gratitudine per i bei momenti che ci ha regalato? In questa minuscola delicata storia d’incanto e felicità si parla di simbiosi letteraria, quella che lega lo scrittore ai propri ammiratori, persone del tutto sconosciute, diverse tra loro, spesso fanatiche e assai distanti dai suoi gusti e dal suo modo di essere. Una storiella tanto comica quanto fantastica sull’imprevedibilità dell’amore, sull’incontro tra due naufraghi della vita, uno troppo ottimista l’altro troppo pessimista, nata dalla penna del pluripremiato drammaturgo francese Eric-Emmanuel Schmitt. Odette Toulemonde è dunque l’appassionato (e semi-autobiografico) omaggio di uno scrittore al ‘mestiere di leggere’, al trasporto fisico e mentale che da anni i suoi lettori dimostrano nei confronti suoi delle sue opere teatrali e letterarie.
Qualcuno forse storcerà il naso per l’eccessivo buonismo di fondo o per qualche eccesso naif dei personaggi, ma sono errori veniali tutto sommato scusabili, soprattutto se consideriamo che Schmitt è al suo esordio assoluto alla regia e che ha scritto questo racconto ‘di nascosto’, in un periodo di repressione artistica in cui rigidi vincoli contrattuali lo costringevano a concentrarsi 24 ore su 24 su un’altra storia. Scandito dalla sfiziosa colonna sonora scritta da Nicola Piovani e interpretato da due ottimi attori, Odette Toulemonde suona come grido di ribellione alla negatività e rappresenta uno dei rarissimi esempi di come il cinema possa fungere da ispirazione per la letteratura, e non solo prenderne spunto.
Un toccasana per il cuore e per l’anima, come un dolcetto al cioccolato in un momento di tristezza. Consigliato a chi ama il cinema francese e la sua inconfondibile levità.

Il mio miglior amico – 17 luglio – 21,15

François (Daniel Auteuil) è un antiquario, ha una socia nel business, e ha quindici appuntamenti al giorno. Ha un solo problema: non ha un amico. Per provare il contrario fa una scommessa: entro dieci giorni dovrà presentare alla sua socia il suo migliore amico.
L’amicizia è un tema spesso affrontato dal cinema, in modo profondo o superficiale, in quanto valore unico e insostituibile e fondamento delle relazioni che legano gli uomini. Patrice Leconte, sulla base di un soggetto di Olivier Dazat, non si limita a raffigurare il senso dell’amicizia, ma parte dall’ipotesi di negarla, dichiarando nella figura di François che sia possibile vivere solo con l’obiettivo di ottenere soddisfazioni dal lavoro. Il problema del protagonista è quello di non sapere realmente cosa sia un amico. Tutte le conoscenze, le relazioni d’affari, fredde e fugaci, sono l’unica sua fonte di vita sia umana che professionale. Anche la sua donna (incredibile che ne abbia una), è probabilmente presente per questioni sociali, vittima di una precarietà affettiva (“L’amore si può anche vendere, l’amicizia no”). In questo il ruolo di Auteuil ricorda alla lontana “Un cuore in inverno”, dove interpretava un uomo incapace di amare.
La situazione in cui l’antiquario si trova è quindi una solitudine mai accettata, che il regista esprime con leggerezza e ironia, in un parallelo con la vita di Bruno, un tassista (Danny Boon, in un’ottima interpretazione) che in apparenza è affabile e parla con tutti, ma che in realtà è solo, come François. La differenza di classe, in alcuni casi non conta.

Holy water – 23 luglio – 21,15

C’è il postino, il meccanico, l’albergatore e il giovane a caccia di sogni. I quattro musicisti del piccolo villaggio irlandese di Killcoulin’s Leap trascorrono le giornate tra uno sguardo speranzoso al cielo e un’occhiata consolatoria ai giornaletti pornografici. Dentro le spesse mura di casa l’eccessivo rigore cattolico dei genitori li costringe a una vita fatta di povera spiritualità, un senso morale opprimente che solo il parroco continua a predicare. Tutti obbediscono e, all’apparenza, snobbano le tentazioni del diavolo, i piaceri del sesso e affini, ma quando il più giovane esprime il desiderio di andarsene, la combriccola decide di tentare il colpaccio: rubare il carico di Viagra di un furgoncino per rivenderlo sul mercato di Amsterdam. Quando si rendono conto che il bottino vale una fortuna, sarà ormai troppo tardi: la SWAT gli sta alle calcagna e le pillole, nascoste sbrigativamente nella falda dell’acqua santa, hanno già contaminato l’acqua potabile del paese. Un tè caldo e qualche bicchiere d’acqua più tardi, Killcoulin’s Leap si aprirà allegramente ai godimenti della liberazione sessuale.
Mentre il vento scompiglia capelli e animi assopiti, il tran tran della comunità segue i dettami di un’apatia diffusa e generalizzata: gli anziani sorseggiano boccali di birra al bar e scommettono sul giorno della morte, le donne, sotto abiti castigatissimi, si dedicano alle pulizie di casa con devozione da suore mancate. E i più giovani, quei pochi che abitano il desolato paesino, sognano un ardente e sensuale altrove dove rintanarsi e sperare negli affanni dell’amore.
Questa dialettica tra immobilità e fervore, insaporita da numerosi momenti comici, inserisce il film di Tom Reeve nella tradizione narrativa della commedia leggera. In più, se consideriamo atmosfere e suggestioni, il pensiero va diretto a “L’erba di Grace”, una sorta di film gemello: anche inHoly Water è un agente esterno improbabile e dirompente a creare scompiglio tra uomini qualunque, risvegliare vecchi istinti e inserire l’estasi nella quotidianità; là era la naturale marijuana nell’assonnata Cornovaglia, qui è il chimico Viagra nella fredda Irlanda.
Ma i desideri più focosi, e non solo quelli della carne, si concentrano prima del subbuglio. La rocambolesca e incauta missione dei quattro protagonisti punta in alto fin dall’inizio, è una stangata che mira a mettere a posto tutto e a soddisfare i sogni più reconditi. Finzione (le voglie dei personaggi) e realtà (le aspirazioni del regista) si corrispondono. L’ingenua brigata, nello scontro con l’armamentario mastodontico della SWAT, tenta la via di fuga più facile. Allo stesso modo il regista sceglie quella più rassicurante e, dopo aver creato corpose aspettative nello spettatore, adotta espedienti prevedibili che non sorprendono, avviandosi a passo spedito verso una risoluzione poco convincente. Ad ogni modo, le chiacchierate degli stravaganti protagonisti, fatte di battute sarcastiche e disinibite sul mondo esterno e civilizzato, rappresentano una vera forza palpitante. Resta però una sceneggiatura poco organica che, dopo un esordio brillante, affida tutto, e quindi troppo, ai prodigi della pillola blu; una responsabilità pesante anche per la compressa specializzata in eccitazione a lunga durata.

e se volete dare un’occhiata ai trailer, cliccate qui :

calendar girls              

lezioni di felicità        

il mio miglior amico  

holy water                    

Ci vediamo a Santa Vittoria … ops … come per gli anni scorsi è tutto gratis !

«Epidermicamente lirici, inconsapevolmente leggeri, cerchi di fumo poesia dalle macerie, occhio d’uragano e pensiero oceanico. Indispensabile superficie, pensiero stupendo.»