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 1° CONCORSO NAZIONALE DI PITTURA ESTEMPORANEA

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IL LIBRO DEL MESE – MAGGIO 2016

non dire che

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, e le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo.
Giuseppe Catozzella per mesi è entrato dentro la vita reale di Samia, e l’ha reinventata in una voce dolcissima, scrivendo un romanzo memorabile. Da quella voce, da quell’io leggerissimo che ci parla con fermezza e candore, si dipana la struggente vicenda di un’eroina dei nostri tempi, la sua fiaba, e insieme il suo destino.

Giuseppe Catozzella finalista al Premio Strega 2014

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1° concorso nazionale di pittura estemporanea

locandina

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PRIME MODIFICHE

Il nostro sito, “vecchio” di oltre otto anni, necessita di una revisione che ne migliori l’aspetto e la fruibilità da parte dei tanti amici e soci che lo consultano.

Si  provvede, intanto, ad una prima modifica: il sito principale ( www.sarteanoviva.it ) continuerà ad essere la sede naturale per la pubblicizzazione delle notizie di interesse per l’Associazione, dei fatti riguardanti la nostra piccola comunità, delle iniziative organizzate da altre realtà del paese, mentre gli eventi organizzati dalla nostra Associazione utilizzeranno un sito “derivato” ( www.sarteanocultura.org  ) che potrà essere, comunque facilmente raggiunto tramite un evidente link presente sul sito principale.

Ci auguriamo che questa prima implementazione sia efficace e cogliamo l’occasione per ringraziare quanti, ormai da anni, ci seguono fedelmente.

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IL LIBRO DEL MESE – aprile 2016

La nostra biblioteca si è da sempre arricchita con le donazioni di soci e simpatizzanti e questo ha consentito la messa a disposizione per i nostri prestiti a titolo gratuito di una ricchissima serie di libri, di autori italiani e stranieri, sia recenti che classici.

Da questo mese si è deciso di acquisire direttamente un libro “fresco di stampa” che abbia riscosso peraltro un immediato riscontro positivo da parte della critica; per il mese di aprile 2016 è stato scelto “Passeggeri notturni” di Gianrico Carofiglio.

carofiglio

Un almanacco di soluzioni inattese, di rivelazioni ironiche, di folgoranti incidenti del pensiero. Una scommessa allegra e audace sullo straordinario potere dei personaggi, delle storie, della letteratura. Voci che risuonano nell’oscurità di vagoni semivuoti, lampi che scaturiscono da frammenti di conversazione, profumi nascosti negli anfratti della memoria. I titoli di questa singolare raccolta – trenta scritti di tre pagine ciascuno rappresentano di volta in volta un genere diverso, in un susseguirsi di aneddoti, brevi saggi, racconti fulminei. Li popolano soprattutto figure femminili sfuggenti e indimenticabili, mentre a vicende drammatiche, o amare, si alternano situazioni comiche, sempre in un gioco di specchi tra realtà e finzione. A tenere tutto insieme, come in un mosaico, è una scrittura tersa quanto l’aria notturna, capace di svelare le verità celate nei dettagli dell’esistenza con una magistrale economia di parole. “Un monaco incontrò un giorno un maestro zen e, volendo metterlo in imbarazzo, gli domandò: “Senza parole e senza silenzio, sai dirmi che cos’è la realtà?” Il maestro gli diede un pugno in faccia”.

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I PIATTI PIU’ PICCANTI DELLA CUCINA TATARA

da Paola Paroglio riceviamo e, volentieri, pubblichiamo la recensione de:

tatara

“I PIATTI PIU’ PICCANTI DELLA CUCINA TATARA” 

di  ALINA BRONSKY

 

Un romanzo esilarante e appassionante, di quelli che non riesci a mollare un po’ perché vuoi vedere quello che succede nella pagina dopo, un po’ perché staccarsi dalla protagonista è un dispiacere.

Sono narrate con grande leggerezza e senza mai cadere nel grottesco vicende anche turpi e dolorose, fa ridere e  pensare. La voce narrante,  è quella di Rosalinda detta Rosa, donna di origine tatara che vive nell’Unione Sovietica senza vantarsi delle proprie radici etniche, anzi. Parla russo perfettamente, è bellissima e ha classe da vendere, sa sempre che cosa fare e soprattutto quello che devono fare gli altri.

Tutte queste notizie ovviamente le veniamo a sapere da lei, che di tutto può essere accusata tranne di avere dubbi. Ha un marito, anche lui tataro russizzato, di cui non tiene alcun conto; una figlia diciassettenne, Sulfja, brutta, sbilenca,tonta e conciliante. Ha una nipote di cui si impossessa.     Il lettore è acchiappato con la certezza che, pagina dopo pagina, incontrerà continue sorprese. Rosa è una voce narrante di granitica sicurezza e totale inaffidabilità. La vita è dura nel 1978 in una cittadina sovietica di provincia, ma lei sa, senz’ombra di dubbio, di conoscere i suoi famigliari meglio di come si conoscono loro stessi, di essere in grado di manovrarne i destini risolvendo qualsiasi situazione e trovando una soluzione per qualsiasi problema: infine, di avere un gusto infallibile. La fine dell’URSS porta miseria e instabilità sociale, ma Rosa riesce a manipolare anche un inquietante tedesco che invita le tre donne in Germania, dove la sua instancabile lotta continua, adattandosi alla nuova situazione. I disastri che causa non la toccano, non li vede.

Il piacere di questa lettura deriva in primo luogo dalla ricostruzione dei fatti che si opera nella nostra mente, nel confronto tra il punto di vista di Rosa e il nostro, tra il suo pensiero positivo privo di debolezze e le macerie dei suoi rapporti affettivi, poi dall’ammirazione sconfinata che questo personaggio suscita, il rigenerarsi dopo ogni batosta incurante del mondo che la circonda, dalla ricostruzione dall’interno della vita negli ultimi anni dell’Unione Sovietica, dei mille stratagemmi e delle mille strategie di sopravvivenza messi in atto dagli strenui abitanti.

La narrazione procede a passo di carica come la vita di Rosa. Tutto il romanzo è disseminato di piccole osservazioni, particolari, parole sfuggite alla protagonista quasi per caso, che ne disegnano l’umanità, di modo che alla fine le perdoniamo tutti i difetti (e non sono pochi né veniali) che ha. Al suo confronto gli altri personaggi,  impallidiscono, ma il loro spessore risalta proprio dalla distorsione delle parole di Rosa.

 

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Alina Bronsky, classe 1978, russa del versante asiatico degli Urali, trapiantata in Germania dall’età di tredici anni, madre di tre figli e medico mancato (si è ritirata dall’Università di Medicina e ha cominciato a lavorare come copywriter pubblicitario e redattrice per un quotidiano), vive a Francoforte, ma ha mantenuto saldi legami coi nonni siberiani, ed è un’autrice di narrativa contemporanea per adolescenti o a essi legata.

 

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Certamente leggerò La vendetta di Sasha, il suo debutto letterario pubblicato nel 2010 da e/o.

 

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